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Le fiabe e le filastrocche di Saltabanco

La raccolta di fiabe e filastrocche di Saltabanco.
Ogni giorno (o quasi) una fiaba o una filastrocca. Potete vedere anche nell'area documentale, qui.
Buon divertimento!

Tutte le filastrocche qui raccolte sono state inventate da Saltabanco o raccolte tra quelle più belle di diversi autori, nel corso degli anni. Saltabanco è a disposizione di chiunque volesse qualche informazione o chiarimento in più.

11. La mia mucca

La mia mucca è turchina
si chiama Carletto
le piace andare in tram
senza pagare il biglietto.

Confina a nord con le corna,
a sud con la coda.
Porta un vecchio cappotto
e scarpe fuori moda.

La sua superficie
non l’ho mai misurata,
dev’essere un po’ meno
della Basilicata.

La mia mucca è buona
e quando crescerà
sarà la consolazione
di mamma e di papà.

(Signor maestro, il mio tema
potrà forse meravigliarla:
io la mucca non ce l’ho,
ho dovuto inventarla.)

12. Il ciechino

A Roma, in piazza dell’ Argentina,

suona un ciechino la fisarmonica.

Si ferma la gente ogni mattina

A quella musica un po’ malinconica.

 

Prima di correre a lavorare,

prigionieri in una stanza,

gli impiegati si fermano a fare

provvista di musica e di speranza.

 

Quando finisce la canzonetta

si ricordano di avere fretta.

13. Avviso

Bambino di città cerca amici

perché non ne ha.

Si prega di guardare

sul quinto balcone:

tiene in mano un aquilone

che volare non sa.

14. Il pompiere

Il pompiere per chi non lo sa,

è un domatore di qualità.

Il fuoco è feroce come un tigrotto:

io lo addomestico in quattro e quattr’otto.

Con la pompa gli faccio passare

tutta la voglia di bruciare:

te lo spengo come un lumino,

come la fiamma di un cerino.

 

Mi preoccupa però

un terribile falò,

per il quale serve a poco

l’accetta del vigile del fuoco:

la guerra può incendiare il mondo

da un polo all’altro in un secondo.

Ma sapete che faremo?

Tutti insieme lo spegneremo.

Sarebbe bello da vedere:

tutti gli uomini, un solo pompiere!

15. L'albero dei poveri

Filastrocca di Natale,

la neve è bianca come il sale,

la neve è fredda, la notte è nera

ma per i bimbi è primavera:

soltanto per loro, ai piedi del letto

è fiorito un albereto.

Che strani fiori, che frutti buoni

oggi sull’albero dei doni:

bombole d’oro, treni di latta,

orsi dal pelo come d’ovatta,

e in cima, proprio sul ramo più alto,

un cavallo che spicca in salto.

Quasi lo tocco… Ma no, ho sognato,

ed ecco, adesso mi sono destato:

nella mia casa, accanto al mio letto

non è fiorito l’alberetto.

Ci sono soltanto i fiori del gelo

sui vetri che mi nascondono il cielo.

L’albero dei poveri sui vetri è fiorito:

io lo cancello con un dito.

16. Non per tutti è domenica

Filastrocca della domenica,

un po’ allegra, un po’ malinconica,

malinconica vuol dire mesta:

non per tutti domenica è festa.

 

Non è festa per il tranviere,

il vigile urbano, il ferroviere,

non è domenica per il fornaio,

per il garzone del lattaio.

 

Ma tutti i giorni sono neri

per chi ha tristi pensieri;

per chi ha fame, è proprio così:

ogni giorno è lunedì.

17. Ciminiere

Ciminiere, ciminiere,

siete belle da vedere,

 

con il pennacchio piegato al vento

come il fumo d’un bastimento.

 

Tra poco forse la città

nel cielo azzurro salperà.

 

Ma com’è triste da vedere

la morte delle ciminiere:

 

dov’è il fumo piegato al vento?

la sirena perché non sento?

 

Dietro il cancello nero sbarrato

il cuor che batteva qualcuno ha fermato.

 

Ma tu, sirena, non resti muta,

e chiami, chiami l’uomo in tuta:

 

la sua mano ridesterà

il forte cuore della città.

18. La lettera

- O fattorino in motoretta,

dove corri con tanta fretta?

 

- Corro a portare di volata

una lettera raccomandata.

- O fattorino, corri diritto,

nella lettera cosa c’è scritto?

 

- C’è scritto: “Guardi che domattina

non deve venire in officina;

 

può starsene a letto fin che vuole…”

- O fattorino, che dolci parole…

 

 

- Aspetta, aspetta, non ho terminato.

Qui dice ancora: “Licenziato!”.

 

C’è l’indirizzo… - Non serve quello:

ogni operaio è mio fratello.

 

Il destinatario non conta perché

Quella lettera è anche per me.

 

E tu prestaci, o fattorino,

la matita che hai nel taschino:

 

noi sulla busta, chiaramente,

ci riscriveremo: “ Respinto al mittente!”.

19. Il primo giorno di scuola

Suona, suona la campanella,

scopa scopa la bidella,

viene il bidello ad aprire il portone,

viene il maestro dalla stazione

viene la mamma, o scolaretto,

a tirarti giù dal letto…

Viene il sole nella stanza

su, è finita la vacanza.

 

Metti la penna nell’astuccio,

l’assorbente nel quadernuccio,

fa la punta alla matita

a corri a scrivere la tua vita.

Scrivi bene, senza fretta

ogni giorno una paginetta.

Scrivi parole diritte e chiare:

“Amare, lottare, lavorare”.

20. Scherzi di carnevale

Carnevale,

ogni scherzo vale.

 

Mi metterò una maschera

da Pulcinella

e dirò che ho inventato

la mozzarella.

 

Mi metterò una maschera

da Pantaleone,

dirò che ogni mio starnuto

vale un milione.

 

Mi metterò una maschera

da pagliaccio,

per far credere a tutti

che il sole è di ghiaccio.

 

Mi metterò una maschera

da imperatore,

avrò un impero

per un paio d’ore:

 

per voler mio dovranno

levarsi la maschera

quelli che la portano

ogni giorno dell’anno…

 

E sarà il carnevale

più divertente

veder la faccia vera

di certa gente.